14 anni di ingiustizia
Il Circolo di Roma dell'Ass.ne Naz.le di Amicizia Italia-Cuba, in
occassione del 14° anno di ingiusta prigionia negli Stati Uniti dei
Cinque anti terroristi cubani, ha deciso di realizzare questo piccolo video
per portarvi a conoscenza che molte personalità della cultura, dello sport,
della chiesa,della politica, dello spettacolo, italiani e non, hanno
aderito alla campagna
" IO CON I CINQUE E TU?".
http://www.youtube.com/watch?v=ZxdEXPPLNI0&feature=youtu.be
Ci sono argomenti che sembra che in nessun modo riescano a sfondare le porte
d’ingresso dei media, e non solo in Italia. Uno particolarmente emblematico è
il “caso dei Cinque”. Un caso che se avesse riguardato qualunque altro paese
avanzato avrebbe riempito le cronache mondiali per mesi e per anni. Un caso in
cui sono stati e continuano a essere calpestati i Diritti Umani. Un caso in cui
sono state violate le norme giuridiche e processuali. Un caso per cui hanno
lanciato appelli personalità, istituzioni e organizzazioni di tutto il mondo:
premi Nobel, Istituzioni internazionali, Centri per i Diritti Costituzionali,
Centri Studi, Accademici, Associazioni di Giuristi, Intellettuali, Attori e
Registi di fama mondiale. A sostegno del “caso” operano attivamente Comitati
Internazionali, centinaia di organizzazioni di tutto il mondo, blog
dedicati e non, migliaia di persone che in qualche modo sono venute a
conoscerlo. Si organizzano grandi eventi internazionali e importanti
manifestazioni nel cuore delle città più note e si portano bandiere nei luoghi
più sperduti del pianeta. Sono state scritte canzoni e opere teatrali. Sono
stati realizzati film-documentario. Youtube pullula di video, il nostro è solo
un piccolo esempio. Dei Cinque parla persino Wikipedia. Ma i grandi media,
quelli che in un attimo potrebbero far conoscere il caso a tutti, quei media
che ci avvertono anche quando un principe reale si cambia le scarpe, girano la
faccia, ignorano completamente i Cinque. Certo, è un caso che riguarda gli
Stati Uniti e Cuba, un caso in cui si parla di presunto spionaggio, un caso
“politico”, meglio non metterci il naso, meglio non approfondire, se no magari
si rischia di conoscere un po’ di più e di dover scegliere di “diventare di
parte”. Bene, noi siamo di parte. Ma non vogliamo che si “sposi” il caso senza
capire. Vogliamo, come tutte le organizzazioni e le persone che si battono per
la verità, che si sappia che cosa è successo e che cosa sta succedendo e perché
Cinque persone innocenti sono in prigione da 14 anni (tranne uno, da poco meno
di un anno in regime di libertà vigilata, che corre più rischi che da
detenuto).
Auspichiamo che questo messaggio raggiunga le finalità che desideriamo:rompere il muro di silenzio ed omertà che circonda questa vicenda e che possa essere un invito per altri illustri personaggi ad aderire e sostenere questa causa e questa campagna.
Grazie
http://www.youtube.com/watch?v=ZxdEXPPLNI0&feature=youtu.be
Marco Papacci
Segretario Italia-Cuba circolo di Roma
www.italiacuba.net
info@italiacuba.net
cell: 342 5643819 ore pasti
BREVE RIASSUNTO DEL CASO DEI CINQUE CUBANI
Da oltre quarant’anni negli Stati Uniti – come risulta anche da documenti del Governo statunitense, ora declassificati – vengono progettate, finanziate, promosse, favorite e attuate azioni contro Cuba che vanno dall’invasione armata all’assassinio dei dirigenti della Rivoluzione, dagli attentati contro persone o beni alla diffusione di malattie epidemiche, dalle trasmissioni radiotelevisive illegali che incitano a commettere atti criminali o di guerra, al finanziamento e all’addestramento di gruppi paramilitari per azioni armate sul territorio cubano. Tutto questo è terrorismo.
Questa situazione ha avuto e continua ad avere un costo per Cuba. Finora i danni materiali ammontano a circa 54.000 milioni di dollari. Per i danni al popolo cubano non si possono fare stime in dollari: le 3.478 vittime o i 2099 feriti si possono solo contare e si può solo condividere il dolore arrecato alle famiglie e al popolo cubano.
Dopo quasi quarant’anni di questi attacchi perpetrati da gruppi terroristici anti-cubani del sud della Florida nella sostanziale connivenza del Governo degli Stati Uniti che ha sempre rifiutato di adottare misure per evitare tali attacchi, Cuba ha inviato un gruppo di uomini disarmati negli Stati Uniti affinché monitorassero le attività dei gruppi mercenari responsabili di tali azioni e quelle delle organizzazioni che li sostengono, in modo da informare Cuba prima che i loro piani di aggressione fossero messi in pratica.
Nel settembre 1998 cinque di questi uomini - oggi noti come i “Cinque” - sono stati arrestati nel sud della Florida da agenti dell’FBI e tenuti in celle di isolamento per 17 mesi prima che il loro caso venisse portato davanti al Tribunale di Miami con una serie di accuse pesantissime, tra le quali l’associazione per delinquere e lo spionaggio, oltre ad alcune imputazioni minori legate alla mancata autenticazione degli stessi come agenti di uno Stato straniero negli Stati Uniti. Sette mesi dopo l’inizio del processo è stata poi aggiunta un’accusa a carico di uno dei Cinque, Gerardo Hernández, che sarebbe stato complice del Governo cubano nell’abbattimento di due piccoli aerei di un’organizzazione anticastrista che avevano violato lo spazio aereo cubano e non avevano rispettato l’ordine di abbandonarlo, causando la morte dei quattro occupanti, secondo una prassi del resto perfettamente conforme al diritto internazionale.
Lo svolgimento del processo a Miami – e dunque in una sede e con una giuria popolare notoriamente e del tutto e di principio ostile a Cuba e agli imputati - fortemente contestato fin dall’inizio dalla difesa dei Cinque, ha impedito fin da subito la realizzazione di un processo giusto.
Dopo un processo di durata eccezionalmente lunga, oltre 119 volumi di testimonianze e 20.000 pagine di documenti, compresa la testimonianza di tre generali dell’esercito in pensione, di un ammiraglio anche lui in pensione e dell’ex-consigliere del Presidente Clinton per gli affari cubani e di alti ufficiali che hanno semmai provato l’innocenza e non la colpevolezza dei Cinque; dopo un estremo tentativo del Governo statunitense, che non riusciva a provare la più grave delle accuse, di promuovere l’intervento dell’autorità giudiziaria superiore; e dopo pressioni intensissime da parte dei mezzi di informazione locali - le cui telecamere inseguivano i giurati fino alle loro autovetture affinché potesse essere ripreso il numero delle targhe – e da parte degli anti-castristi che non cessavano di manifestare davanti al tribunale, la giuria ha riconosciuto i Cinque colpevoli per tutte le accuse loro rivolte nonostante la mancanza assoluta di prove della loro colpevolezza e i Giudici hanno inflitto pene la cui gravità non ha precedenti nella storia della giustizia nordamericana: cinque ergastoli in totale a tre dei Cinque e decine di anni di reclusione.
Dopo la condanna i Cinque sono stati detenuti dall’inizio del processo e sono stati rinchiusi in cinque diverse carceri di massima sicurezza, molto lontane una dall’altra e senza poter comunicare tra di loro.
Nel processo d’appello, che ha richiesto ulteriori 27 mesi, il 9 agosto 2005 la Corte di Appello di Atlanta ha
annullato il processo di primo grado ritenendo il processo avvenuto nella violazione dei diritti dei Cinque, ma il Governo, con una decisione insolita, ha insistito per la revisione di tale sentenza in adunanza plenaria della Corte in un procedimento chiamato “en banc”.
Esattamente un anno dopo, il 9 agosto 2006, con il dissenso esplicito di due dei dodici giudici della Corte, la
Corte ha revocato a maggioranza la decisione precedente sulla legittimità della Corte di Miami a pronunziarsi sul caso dei Cinque e ha rinviato il caso alla corte formata dai tre giudici affinché esaminassero gli altri capi dell’appello.
Nel frattempo, il 27 maggio 2005, il Gruppo di Lavoro delle Nazioni Unite sulle Detenzioni Arbitrarie, dopo aver studiato gli argomenti presentati sia dalle famiglie dei Cinque che dal Governo degli Stati Uniti, ha determinato che la privazione della loro libertà, che durava allora ormai da sette anni, era arbitraria e ha esortato il Governo degli Stati Uniti a prendere le misure necessarie per correggere tale arbitrarietà che rappresentava una violazione dell’art. 14 della Convenzione Internazionale sulle Libertà Civili e Politiche, di cui gli Stati Uniti sono firmatari.
Dalla sua creazione, questa é stata l’unica occasione in cui il Gruppo di Lavoro sulle Detenzioni Arbitrarie ha denunciato come arbitraria la privazione della libertà in un caso giudicato negli Stati Uniti, per le violazioni commesse durante lo svolgimento del processo.
Gli Stati Uniti hanno ignorato del tutto l’invito e il processo di appello è proseguito davanti all’11° Circuito della Corte di Appello di Atlanta. Nell’udienza pubblica del 20 agosto 2007, esattamente come nelle due precedenti celebrate nel marzo 2004 e nel febbraio 2006, il Governo degli Stati Uniti è stato incapace di confutare gli argomenti della Difesa e di provare le sue accuse ma, ciononostante, il 4 giugno 2008 la Corte d’Appello di Atlanta ha confermato la sentenza limitandosi ad invitare la Corte di primo grado a rivalutare alcune delle pene inflitte.
La colpevolezza di tutti i Cinque è stata pertanto riaffermata nonostante il circostanziato dissenso di uno dei giudici, la signora Phyllis Kravitch che in oltre 14 pagine di motivazione ha sottolineato come il Governo non abbia fornito prova delle imputazioni, della segretezza e del pregiudizio agli interessi nordamericani delle notizie che erano in possesso dei Cinque, nonché alcuna prova a carico di Gerardo Hernández a supporto dell’accusa di concorso nell’abbattimento dell’aereo.
Il 30 gennaio 2009 il pool di difesa dei Cinque ha presentato l’istanza di “certiorari” alla Corte Suprema degli Stati Uniti, in cui ha chiesto a detta Corte di esaminare il caso. Gli avvocati della difesa hanno argomentato la loro istanza sulla base della lesione dei diritti degli imputati ad avere un giusto processo e di essere giudicati sulla base di prove certe.
Questa istanza é stata accompagnata da ben 12 interventi a favore della revisione del processo da parte di “amici della Corte” (amicus curiae brief), firmati da 10 Premi Nobel, dalla ex-Commissaria per i Diritti Umani delle Nazioni Unite, dal plenum del Senato del Messico oltre a centinaia di parlamentari di 9 paesi e da organizzazioni legali e dei Diritti Umani di tutto il mondo: il maggior numero di interventi a favore che sia mai stato presentato alla Corte Suprema degli Stati Uniti per la revisione di un processo penale.
Ciò nonostante il 5 giugno 2009 la Corte Suprema degli Stati Uniti ha annunciato, senza motivazioni, la sua decisione di non riesaminare il caso dei Cinque cubani.
I giudici hanno così accolto la richiesta del governo degli Stati Uniti ignorando i solidi argomenti presentati dagli avvocati della Difesa di fronte alle evidenti e molteplici violazioni legali commesse durante tutto il processo, ignorando anche l’universale appoggio all’istanza espresso con i documenti di “amici della Corte”, sopra citati.
Tra ottobre e dicembre del 2009, la stessa giudice che aveva presieduto il processo di 1º grado svoltosi a Miami, con un nuovo giudizio di ri-sentenza ha ridotto le pene rispettivamente: di Antonio Guerrero, da ergastolo + 10 anni a 21 anni e 10 mesi + 5 anni di libertà vigilata; di Fernando González da 19 anni a 17 anni e 9 mesi; e di Ramón Labañino da ergastolo + 18 anni a 30 anni. Non sono state modificate le condanne di René González e Gerardo Hernández.
Esaurito il processo d’appello diretto, nel giugno 2010 gli avvocati dei Cinque hanno presentato un appello Collaterale - noto anche come Habeas Corpus - per Gerardo Hernández. Il suo appello si basa principalmente su due questioni: la sua completa innocenza dall’accusa di “complotto per commettere omicidio”, dato che non è stato coinvolto in alcun modo nell’abbattimento degli aerei di Hermanos al Rescate (24 febbraio 1996), così come la nuova prova di cattiva condotta del Governo degli Stati Uniti, nella sua vasta operazione di pagamenti ai giornalisti di Miami, che hanno supportato le accuse ai Cinque in modo dannoso e di parte.
Nel 2010 e 2011: Antonio Guerrero, Ramón Labañino e Fernando González hanno depositato i loro appelli di Habeas Corpus. Tra il 2010 e il 2011, gli avvocati e i procuratori dei Cinque hanno presentato i relativi documenti e memorandum.
Il 7 ottobre del 2011 René González è stato rilasciato per buona condotta e attualmente sta scontando 3 anni di libertà vigilata a Miami. Nel febbraio del 2011 aveva presentato una mozione in cui chiedeva la modifica delle condizioni di libertà vigilata che gli permettesse di scontare i 3 anni a Cuba. La mozione è stata però respinta dalla giudice Joan A. Lenard, sempre la stessa, del Distretto del Sud della Florida. Questo diniego espone René González a possibili minacce e ritorsioni da parte di quelle stesse organizzazioni mafiose anticubane, responsabili degli attacchi terroristici contro Cuba, che godono invece di una totale impunità. Quasi ridicolo: la libertà vigilata di René include condizioni speciali che gli proibiscono “di avvicinarsi o visitare luoghi specifici in cui si sappia che si trovano o frequentano individui o gruppi terroristi” (sic).
Alla fine di marzo 2012 René González ha ottenuto un permesso di quindici giorni per andare a Cuba a visitare suo fratello Roberto, che tra l’altro faceva parte del collegio degli avvocati difensori, gravemente malato. In un primo tempo la richiesta era stata respinta con la motivazione che “Gli Stati Uniti riconoscono il carattere umanitario della richiesta fatta da René González, ma si oppongono a tale richiesta sulla base di preoccupazioni dell’FBI per la sicurezza”. Roberto González è morto il 22 giugno.
Accadimenti degli ultimi mesi
Il 22 giugno, 2012, René González Sehwerert ha presentato davanti alla Corte del Distretto Meridionale di Miami una nuova mozione chiedendo che siano modificate le condizioni della sua libertà vigilata e che gli venga permesso di tornare nel suo paese dove vive la sua famiglia.
Il 6 luglio 2012 il Procuratore della Florida ha inviato al tribunale di Miami la sua opposizione alla richiesta presentata dall’avvocato Martin Garbus, a nome di Gerardo Hernández Nordelo, in cui aveva chiesto un'audizione e la consegna da parte del Governo di ulteriori elementi di prova a sostegno del caso di “giornalisti” che venivano pagati con i soldi federali e hanno agito prima e durante il processo dei Cinque, al fine di creare ciò che nel 2005 la sessione della Corte d'Appello ha descritto come “una tempesta perfetta di pregiudizi e di ostilità”.
Il Ministero delle Relazioni Estere di Cuba ha fatto una dichiarazione al riguardo denunciando, tra l’altro che il 7 luglio, i funzionari cubani che erano stati autorizzati dal Dipartimento di Stato a effettuare una visita consolare a Gerardo, si sono trovati nell’impossibilità di farla, con il pretesto che il memorandum del Capo del centro penitenziario di Victorville, in California, che approvava la loro entrata nella prigione, non era disponibile nella reception. Per di più, il 9 luglio, Martin Garbus, uno degli avvocati difensori di Gerardo che aveva previsto di realizzare una visita legale per rivedere insieme a lui i documenti riferiti al suo attuale processo d’appello collaterale, non ha potuto farla, con lo stesso pretesto che il memorandum di autorizzazione del capo della prigione non si trovava nella reception. Garbus alla fine ha potuto vedere Gerardo grazie al fatto che il suo nome era nella lista dei suoi visitatori, ma per le condizioni del tipo di visita alla quale è stato autorizzato in quel momento, che non era di carattere legale, non ha potuto far entrare nella prigione la documentazione che il nostro Eroe doveva leggere e firmare, né riunirsi con lui in condizioni appropriate. Il Ministero riferisce che fatti come questi sono successi sistematicamente in ogni momento chiave del processo di Gerardo.
Secondo quanto riferisce la pagina web del Comité Nacional por la Liberación de los Cinco, il 20 agosto gli avvocati di Gerardo Hernández Nordelo hanno presentato davanti alla Corte Federale del Distretto di Miami, Florida, una nuova mozione al fine di revocare la sua ingiusta condanna negli Stati Uniti. L'avvocato Martín Garbus ha presentato un ricorso che appoggerà il cosiddetto habeas corpus, nel quale si esige il diritto di Hernández a comparire davanti a un giudice affinché si determini se il suo arresto è stato legale. Il testo dice che il Governo statunitense è incorso in cattiva condotta pagando milioni di dollari a giornalisti di Miami durante il giudizio nel 1998, perché influenzassero negativamente il risultato. Se il giudice, la signora Joan Lenard, non revocherà la condanna di Hernández, il ricorso legale richiede la diffusione di documenti ufficiali che, a suo giudizio, dimostrano l'esistenza di quei pagamenti. È stata anche richiesta la convocazione ad un'udienza pubblica dove denunciare ciò che la difesa considera un'operazione illegale e segreta di Washington. Migliaia di pagine di contratti provano che l'Ufficio di Radiodiffusione del Governo, l'agenzia che dirige l'illegale Radio e TV Martí, impiegò una squadra di giornalisti legati all'ala destra di Miami. È venuto allo scoperto anche che sono stati effettuati pagamenti a 27 giornalisti per circa un milione di dollari da parte del governo degli Stati Uniti. Si verificò inoltre che gli articoli pubblicati prima e durante il processo, venivano pagati in segreto dal querelante nel caso, il governo degli Stati Uniti.
Questa esplosiva informazione, sconosciuta nel momento del processo è una parte fondamentale di tutto l’habeas corpus e degli appelli dei Cinque cubani, perché se questo si fosse conosciuto durante il giudizio, non c’è alcun dubbio che lo stesso non avrebbe potuto avere luogo a Miami.